Space Made in China

di Francesco Paolo Nerini (5^L)

Ovunque tu sia a leggere questo articolo, guardati intorno e chiediti: quanti dei prodotti a te vicini sono usciti da fabbriche cinesi? Già il solo fatto che state leggendo dal blog è dovuto alla presenza di componenti elettroniche cinesi all’interno del vostro telefono, computer o tablet. Magari è pure un Huawei, o un’altra marca cinese. Si sa: il mercato di questo Paese è in continua espansione, raggiungendo settori sempre nuovi e all’avanguardia. Ora è la volta del mercato aerospaziale.

Dimenticatevi NASA ed ESA. Da alcuni anni infatti il programma spaziale cinese sta facendo grossi progressi, con grandi obbiettivi all’orizzonte, finora senza grandi inconvenienti e soprattutto senza perdite umane di alcun tipo. Ho già parlato precedentemente della missione cinese con l’intenzione di tornare sulla Luna, in un articolo sui principali progetti per l’esplorazione spaziale del prossimo decennio; per chi non l’avesse letto, lo invito a farlo, ma eccovi una sintesi della missione

Si chiama Chang’e (dal nome della dea cinese della Luna, perché mitologia ed esplorazione spaziale stanno bene insieme come NASA docet). Iniziata nel 2007, ha già inviato quattro sonde sulla Luna. Le prime due ci hanno fornito una nuova mappatura della superficie lunare; la terza ha fatto atterrare un lander (un rover, un modulo per l’esplorazione terrestre), il quale dopo iniziali fotografie e rilevamenti è divenuto inutilizzabile per ragioni meccaniche. La quarta, la Chang’e 5-Ti, ha testato le tecnologie che verranno utilizzate nella prossima missione, la Chang’e 5. Essa avrà l’obbiettivo di atterrare sulla Luna, prelevare campioni e poi ripartire per tornare sulla Terra: sarà la prima missione a farlo dal 1976. La Cina vuole quindi tornare sulla Luna dopo decenni in cui l’attenzione mediatica verso le missioni lunari era calata vertiginosamente dopo i successi delle missioni Apollo.

Ma questo è solo parte del programma spaziale cinese. L’altro grande obbiettivo è la creazione di una stazione spaziale cinese, dove astronauti di diverse nazionalità potranno condurre esperimenti. A questo punto mi dirai: “Ma non esiste già la Stazione Spaziale Internazionale per queste cose? Non possono fare là i loro esperimenti, invece di costruirsi la propria stazione spaziale? È uno spreco dei soldi dei contribuenti cinesi! 1!1! Partito Comunista Cinese a casa, buuuh!1!1!” (si, ti immagino come un/a cinquantenne indignato/a. Stacce.) ed è un’ottima osservazione, bravo/a. Ma il problema è che la Cina NON ha alcun accesso alla Stazione Spaziale Internazionale. Questo a causa di accordi e leggi riguardanti la diplomazia internazionale: ad esempio, gli statunitensi possiedono diverse leggi che mirano a proteggere le aziende americane dallo spionaggio industriale cinese. Queste leggi comportano l’impossibilità della NASA di lavorare con l’Agenzia Spaziale cinese

Il laboratorio è chiamato Tiangong (“Palazzo del Paradiso” in cinese). Due sue prime versioni sono già state mandate in orbita: nella prima gli astronauti cinesi ci hanno soggiornato per periodi molto brevi, attraverso le navicelle “Shenzou”. Essa è servita a sperimentare le tecnologie di aggancio e di comunicazioni e a testare le manovre degli astronauti. Ora stanno testando la Tiangong 2, provando esperimenti a bordo. La base finale sarà composta da diversi moduli: laboratori, ambienti per gli astronauti, una sala di controllo e la possibilità di ampliarla attraverso due agganci per navicelle ed altre moduli.

In conclusione, che dire? Sicuramente questo è un tentativo piuttosto corposo della Cina per approdare nel mercato aerospaziale. Il numero di satelliti in orbita, pubblici ma soprattutto privati, è in aumento, e con esso sta crescendo la richiesta per lanci affidabili e sicuri, con tecnologie aggiornate. Tutti requisiti che la Cina vuole mostrare di possedere per attirare investitori, ragione per cui questo programma assume un valore economico, oltre che scientifico, senza dimenticare il prestigio che assumerebbe ad affiancarsi a Stati come gli Usa e la Russia per il proprio peso nell’esplorazione spaziale. Non so tu, ma io sicuramente andrò a studiarmi il cinese, che di questi tempi può solo servire.

Francesco Paolo Nerini 5^L

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